giovedì 20 ottobre 2011

0 E' nulla la cartella esattoriale priva di motivazione


La cartella esattoriale deve chiaramente indicare le motivazioni della pretesa nei confronti del contribuente.
Diversamente l’atto è illegittimo è dunque va annullato.
Ciò è quanto emerge da una recente sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Milano (Sent. CTP di Milano n.177/22/11), la quale, allineandosi ad altre precedenti sentenze già commentate nei mesi scorsi (si ricorda la sentenza CTR Puglia n.85/09/11), dichiara la palese illegittimità di quegli atti tributari privi dei requisiti minimi di trasparenza volti a far comprendere la natura della pretesa e l’operato dell’Ufficio.
Proprio in merito alla cartella esattoriale opposta dal contribuente, i giudici della Commissione chiariscono che “è completamente priva di motivazione, non è indicato neppure che il ruolo sarebbe conseguente a controllo automatizzato della dichiarazione”.
Non vi è dunque trasparenza dell’operato dell’Ufficio in violazione del diritto di difesa del contribuente. Ne segue che gli importi iscritti al ruolo potrebbero essere probabili ma non anche certi e dovutiNe deriva, pertanto, che solo un atto trasparente e facilmente leggibile (e controllabile) da parte del contribuente può rispettare i canoni di un atto legittimo, in quanto non crea alcun dubbio in merito alle somme richieste.
Si ricorda, infatti, che lo Statuto dei Diritti del Contribuente (legge n.212 del 27/07/2000) prevede espressamente all’articolo 7 che tutti gli atti tributari devono essere sufficientemente motivati “indicando i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione
AECI  si augura, dunque, che la predetta sentenza possa costituire un primo passo verso una maggiore attenzione ai diritti fondamentali dei consumatori utenti, e ricorda che i suoi uffici provinciale e territoriali, sono a disposizione per valutare eventuali ricorsi.

0 Consigli di AECI per fronteggiare gli aumenti



L'imposta sui valori aggiunti con l'aliquota base del 20% è aumentata al 21 e la si paga comprando qualsiasi cosa, dall'automobile alle scarpe e per ogni tipo di servizio professionale, dal falegname al commercialista. Le aliquote ridotte sono al 10% per i servizi turistici (alberghi, ristoranti, bar) e al 4% per i servizi di prima necessità (pane, pasta, giornale ecc.).

Secondo DINO SORBO, Presidente Regionale AECI,Associazione Europea Consumatori Indipendenti, il 40% degli esercizi commerciali di Caserta e provincia hanno già adeguato i prezzi e l' indagine AECI ha accertato che i rincari sono stati applicati soprattutto sui generi di importo minimo e nei piccoli negozi, mentre la grande distribuzione e molte aziende del settore abbigliamento hanno deciso di farsi carico dell' aumento.

Per una spesa più economica è opportuno approfittare degli sconti e delle offerte dei supermercati e a questo proposito l'OSSERVATORIO PREZZI del Ministero dello Sviluppo Economico ha calcolato che si possono risparmiare anche 70 euro per una spesa di 180 su una trentina di prodotti essenziali per 7-10 giorni e per un nucleo familiare di 3 persone. L' AECI Caserta invita a prestare attenzione agli arrotondamenti, invitando a segnalare alla sede di Corso Trieste aumenti superiori all' 1%.

E' utile ricordare che esiste un sito RISPARMIO.it, dove si possono confrontare i prezzi e le offerte più convenienti e individuare il supermercato più economico.

C'è anche un servizio gratuito che indica i prezzi dei principali prodotti agroalimentari, inviando un sms al 47947 con il nome del prodotto si riceve il prezzo medio di vendita per macroaree, Nord, Centro e Sud. Utilizzando, invece il sito PREZZI BENZINA.it, che copre tutto il territorio nazionale, vengono comparati i prezzi di tutti i distributori di carburanti.

Un problema in più, per i consumatori, è quello dei prezzi cosiddetti "civetta", fissati, cioè, sotto la soglia inconscia: 20,90, ad esempio, invece di 30 euro. Questi prezzi rappresentano circa il 5% dei beni di largo consumo. Uno studio della segreteria AECI ha accertato che in questo periodo di grande difficoltà anche questi vengono ritoccati, facendo mancare all'utente consumatore quell' ancora psicologica che aiuta la quotidianità.


Per ogni assistenza Aeci Via Pagneg, 30 - Arcole Tel. 045 - 7636648 451 cell. 347-3680236

mercoledì 19 ottobre 2011

0 I Politici dovrebbero vergognarsi

Per la prima volta viene tolto il segreto su quanto costa ai contribuenti l'assistenza sanitaria integrativa dei deputati. Si tratta di costi per cure che non vengono erogate dal sistema sanitario nazionale (le cui prestazioni sono gratis o al più pari al ticket), ma da una assistenza privata finanziata da Montecitorio. A rendere pubblici questi dati sono stati i radicali che da tempo svolgono una campagna di trasparenza denominata Parlamento WikiLeaks. Va detto ancora che la Camera assicura un rimborso sanitario privato non solo ai 630 onorevoli. Ma anche a 1109 loro familiari compresi (per volontà dell'ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini) i conviventi more uxorio. Ebbene, nel 2010, deputati e parenti vari hanno speso complessivamente 10 milioni e 117mila euro. Tre milioni e 92mila euro per spese odontoiatriche. Oltre tre milioni per ricoveri e interventi (eseguiti dunque non in ospedali o strutture convenzionati dove non si paga, ma in cliniche private). Quasi un milione di euro (976mila euro, per la precisione), per fisioterapia. Per visite varie, 698mila euro. Quattrocentottantotto mila euro per occhiali e 257mila per far fronte, con la psicoterapia, ai problemi psicologici e psichiatrici di deputati e dei loro familari. Per curare i problemi delle vene varicose (voce "sclerosante"), 28mila e 138 euro. Visite omeopatiche 3mila e 636 euro. I deputati si sono anche fatti curare in strutture del servizio sanitario nazionale, e dunque hanno chiesto il rimborso all'assistenza integrativa del Parlamento per 153mila euro di ticket. Ma non tutti i numeri sull'assistenza sanitaria privata dei deputati, tuttavia, sono stati desegretati. "Abbiamo chiesto - dice la Bernardini - quanti e quali importi sono stati spesi nell'ultimo triennio per alcune prestazioni previste dal 'fondo di solidarietà sanitarià come ad esempio balneoterapia, shiatsuterapia, massaggio sportivo ed elettroscultura (ginnastica passiva). Volevamo sapere anche l'importo degli interventi per chirurgia plastica, ma questi conti i Questori della Camera non ce li hanno voluti dare". Perché queste informazioni restano riservate, non accessibili? Cosa c'è da nascondere? Ecco il motivo di quel segreto secondo i Questori della Camera: "Il sistema informatizzato di gestione contabile dei dati adottato dalla Camera non consente di estrarre le informazioni richieste. Tenuto conto del principio generale dell'accesso agli atti in base al quale la domanda non può comportare la necessità di un'attività di elaborazione dei dati da parte del soggetto destinatario della richiesta, non è possibile fornire le informazioni secondo le modalità richieste". Il partito di Pannella, a questo proposito, è contrario. "Non ritengo - spiega la deputata Rita Bernardini - che la Camera debba provvedere a dare una assicurazione integrativa. Ogni deputato potrebbe benissimo farsela per conto proprio avendo gia l'assistenza che hanno tutti i cittadini italiani. Se gli onorevoli vogliono qualcosa di più dei cittadini italiani, cioè un privilegio, possono pagarselo, visto che già dispongono di un rimborso di 25 mila euro mensili, a farsi un'assicurazione privata. Non si capisce perché questa 'mutua integrativà la debba pagare la Camera facendola gestire direttamente dai Questori". "Secondo noi - aggiunge - basterebbe semplicemente non prevederla e quindi far risparmiare alla collettività dieci milioni di euro all'anno".Mentre a noi tagliano sull'assistenza sanitaria e sociale è deprimente scoprire che alla casta rimborsano anche massaggi e chirurgie plastiche private - è il commento del presidente dell'ADICO, Carlo Garofolini - e sempre nel massimo silenzio di tutti. Sull'Espresso di qualche settimana fa c'era un articoletto che spiega che recentemente il Parlamento ha votato all'UNANIMITA' e senza astenuti un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa € 1.135,00 al mese. Inoltre la mozione e stata camuffata in modo tale da non risultare nei verbali ufficiali. STIPENDIO Euro 19.150,00 AL MESE STIPENDIO BASE circa Euro 9.980,00 al mese PORTABORSE circa Euro 4.030,00 al mese (generalmente parente o familiare) RIMBORSO SPESE AFFITTO circa Euro 2.900,00 al mese INDENNITA' DI CARICA (da Euro 335,00 circa a Euro 6.455,00) TUTTI ESENTASSE TELEFONO CELLULARE gratis TESSERA DEL CINEMA gratis TESSERA TEATRO gratis TESSERA AUTOBUS - METROPOLITANA gratis FRANCOBOLLI gratis VIAGGI AEREO NAZIONALI gratis CIRCOLAZIONE AUTOSTRADE gratis PISCINE E PALESTRE gratis FS gratis AEREO DI STATO gratis AMBASCIATE gratis CLINICHE gratis ASSICURAZIONE INFORTUNI gratis ASSICURAZIONE MORTE gratis AUTO BLU CON AUTISTA gratis RISTORANTE gratis (nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per Euro 1.472.000,00). Intascano uno stipendio e hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in parlamento mentre obbligano i cittadini a 35 anni di contributi (41 anni per il pubbico impiego) Circa Euro 103.000,00 li incassano con il rimborso spese elettorali (in violazione alla legge sul finanziamento ai partiti), più i privilegi per quelli che sono stati Presidenti della Repubblica, del Senato o della Camera. (Es: la sig.ra Pivetti ha a disposizione e gratis un ufficio, una segretaria, l'auto blu ed una scorta sempre al suo servizio) La classe politica ha causato al paese un danno di 1 MILIARDO e 255 MILIONI di EURO. La sola camera dei deputati costa al cittadino Euro 2.215,00 al MINUTO !! queste informazioni possono essere lette solo attraverso Internet in quanto quasi tutti i massmedia rifiutano di portarle a conoscenza degli italiani......

0 Bollo auto: il termine per la riscossione è di due anni

Il termine per la riscossione del bollo auto è di due anni dalla notifica dell’avviso di accertamento.
Ciò è quanto stabilito da una recente sentenza della Commissione Tributaria Regionale di Milano (sent. n.14 del 18/01/2011) la quale stabilisce che “… in materia di tasse auto, la cartella successiva alla notifica dell'accertamento va notificata ex art. 25 c. 1 lett. c D.P.R. 602/73 entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello in cui l'avviso di accertamento si è reso definitivo”.
A distanza, dunque, di pochi mesi dal commento di altre precedenti sentenze delle Commissioni Tributarie di Taranto e di Roma che stabilivano il termine triennale è intervenuta questa nuova posizione giurisprudenziale.
Con la presente pronuncia, quindi, i giudici di Milano non hanno accolto la tesi di Equitalia che riteneva di potersi applicare il termine di prescrizione decennale dopo la notifica dell’accertamento del bollo auto.
I giudici, infatti, chiariscono che l’art. 17, comma 10, della legge n.449/97, rinvia al DPR n.602/73 (norma relativa alla riscossione delle imposte sui redditi) per la riscossione del bollo auto.
Alla luce di questa nuova sentenza, dunque, è bene far presente che il consumatore si troverà a dover distinguere tra termini legati all’accertamento e quelli relativi alla riscossione del bollo auto.
In pratica, il consumatore deve essere consapevole del fatto che vi sono due fasi (ossia l’accertamento del tributo e la riscossione) ognuna delle quali deve avvenire entro precisi termini, ossia:
  • il termine per l’accertamento del regolare versamento del bollo auto da parte della regione si prescrive con il decorso del terzo anno successivo a quello in cui doveva essere effettuato il pagamento
  • il termine per la notifica della cartella da parte del concessionario , in caso di mancato pagamento dopo la notifica dell’accertamento , deve avvenire invece entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello in cui l’atto è divenuto definitivo (ossia trascorsi sessanta giorni dalla notifica dell’avviso di accertamento in caso di mancata impugnazione).
 

Associazione consumatori AECI di Verona 1 Copyright © 2011 - |- Template created by O Pregador - |- Powered by Blogger Templates